Luci e ombre sul Franchising

Sembrerebbe la formula perfetta:coniuga la rassicurazione portata dai grandi brand con la flessibilità gestionale, le esigenze del grande marchio con quelle del piccolo imprenditore, radicato sul territorio.
Eppure, come afferma Guido Caufin, amministratore delegato della società di consulenza SferaRetail: “Il franchising è un settore che occupa il 10% del mercato retail, una fetta davvero troppo piccola. Abbiamo tutti la percezione della standardizzazione del commercio, della presenza massiccia delle catene, ma non si riesce a sviluppare un sistema italiano di franchising significativo”. E ciò, nonostante anche nel 2009, secondo annushorribilisdella crisi mondiale, il comparto abbiamostrato una buona tenuta mantenendo più o meno inalterati i livelli di fatturato, insegne, punti di vendita del 2008. Almeno
secondo le indicazioni di Assofranchising, l’associazione di riferimento del settore con oltre 230 soci appartenenti a 30 diversi ambiti merceologici, che anche lo scorso anno ha pubblicato il “Rapporto Franchising Italia 2008 – strutture, tendenze e scenari”. I dati raccolti, frutto della collaborazione con l’OsservatorioPermanente sul Franchising (OPF), dicono che il fatturato è stato di 21,4 miliardi di euro con un incremento sul 2007 dell’1,4%; i punti di vendita sono aumentati dell’1,34% (709 in più) e il numero degli addetti (182.000 circa) è rimasto sostanzialmente lo stesso (-0,3,8%). Non solo. Le reti censite (con più di 3 pdv) sono state 852 (erano 847 nel 2007) di cui 819 italiane (incluse 53 reti straniere presenti in Italia con un master e le 30 reti in lancio rilevate nel corso del censimento) e 33 straniere che operano in Italia direttamente con i franchisee. Per inciso, di quelle
italiane il 38,2% (313) è presente nel Nord-Ovest, il 21,6% (177) nel Nord-Est, il 20,3% (166) nel Centro e il 19,9% (163)nell’area Sud-Isole (aree Nielsen); nel dettaglio, la Lombardia è la regione italiana con più insegne (227) seguita da Lazio (101), Veneto (89), Emilia Romagna (66) e Piemonte (63).
Il “saldo” del sistema è dunque positivo nell’attuale difficile panorama del commercio. Come si spiega allora una così limitata presenza di tale formula nel retail italiano? Secondo Caufin i motivi sono principalmente due: “Da una parte le caratteristiche culturali di questo Paese, in cui il commerciante in genere è autonomo e individualistaDall’altra l’immaturità finanziaria e imprenditoriale dei nostri franchisor. Le imprese sottocapitalizzate faticano a concepire l’ affiliazione secondo il concetto di
suddivisione di investimenti e profitti; molto spesso la catena opta per il franchisee per non azzardare investimenti su certelocation o per non appesantire la propria gestione delle risorse umane. Infine in un
contesto già debole il sistema creditizio non agevola il processo di affiliazione come sarebbe opportuno”. Un punto dolente, questo, insieme con quello del dialogo con le Istituzioni. Un tema importante, questo del sostegno istituzionale, perché influisce significativamente sulla capacità di stare sul mercato, di essere competitivi nel mondo, laddove negli altri Paesi esiste e funziona.

Olio extravergine di oliva
L’olio extravergine di oliva vergine la cui acidità libera, espressa in acido oleico, è al massimo di 0,8 g per 100 g e avente le altre caratteristiche conformi a quelle previste per questa categoria.

Falanghina
Falanghina Campi Flegrei, rispettivamente diffusi in provincia di Benevento e in provincia di Napoli, ha un ruolo importante. Inoltre i Mustilli sono gli unici produttori nel territorio di origine della DOC Sant’Agata dei Goti, una tra le più piccole e tipiche denominazione di origine della Campania.

Aglianico
L’Aglianico è un vitigno introdotto in Italia dai Greci, noto ai Romani con il nome di Ellenico, dal quale deriva l’attuale denominazione Aglianico. Coltivato nei terreni dell’Azienda Agricola terra di briganti, viene vinificato
in purezza per esaltarne le caratteristiche.

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